Il vitalizio dei nostri politici (02.12.2011)
Attualmente sono in vigore tre differenti situazioni a seconda che un parlamentare sia stato eletto
prima del 1994,
prima del 2006,
dal 2006 in avanti.
In ciascun periodo sono cambiati gli importi conseguibili, il tempo necessario
anche un solo giorno per gli eletti fino al 1994,
2 anni e sei mesi per quelli entrati fino al 2006,
5 anni per gli eletti dal 2006,
l’anno di inizio del beneficio (60 anni fino al 2006, 65 anni dopo), la possibilità di anticipo in funzione del numero di anni da parlamentare (senza limiti per gli eletti fino al 1994, fino a 60 dopo).
Alcuni esempi di vitalizzi per i quali con le nuove misure (Monti) non cambierà nulla
Ilona Staller (al secolo Cicciolina) che ha compiuto 60 anni qualche giorno fa e da questo mese percepirà 3.108 euro (con le nuove regole avrebbe dovuto aspettare altri 5 anni).
Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese e continuerà a prenderli
Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio;
Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo;
Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese;
Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese;
Oliviero Diliberto, già segretario del Pdci, 52 anni; ricevono 6.203 euro al mese:
Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi da quando avevano 50 anni,
Stefano Boco (Verdi), 52 anni,
Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese
Carlo Leoni (SD), 53 anni,
Gloria Buffo (SD) 54 anni, e tanti altri
Così gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), da 58 anni,e Willer Bordon, da 59 anni: entrambi con il massimo del vitalizio senatoriale di 9.604 euro.
Così come continueranno a percepire i vitalizi le vedove ( o i vedovi) degli ex parlamentari scomparsi
nuove regole con il passaggio al sistema contributivo
L’unica parte del provvedimento annunciato ieri, che colpisce tutti, è che da questo momento in avanti l’età di percezione è a 65 anni, riducibili fino a 60 in caso di più legislature
e poi .......
il fondo trattenuto al parlamentare ogni mese (circa 1000 euro). Dopo 5 anni verrebbero versati circa 60.000 euro, che permetterebbero a 65 anni di percepire un vitalizio di circa 500 euro mensili. Ma i parlamentari non si accontentano e pretendono lo stesso trattamento previsto per i precari (i contributi, pari a circa il 30% delle somme pagate vengo versati per un terzo dal dipendente e per due terzi dal datore di lavoro). Il Parlamento, di conseguenza, sarà chiamato d’ora in avanti a sostenere ogni mese e per ogni parlamentare un costo di circa 2.000 euro: ciò darà luogo alla erogazione di un vitalizio da parte dell’Inps, a partire dal compimenti dal 65° anno in poi di circa 1.500 euro mensili.
In conclusione e per riassumere, le nuove regole:
-non toccheranno il passato e gli ex parlamentari continueranno a percepire lo stesso assegno ed in futuro anche coloro che, essendo attualmente in carica, cesseranno dal mandato. Dunque per almeno 20 anni i cittadini italiani dovranno sborsare non meno di 200 milioni di euro all’anno; NON VA BENE
visto che la differenza tra 200 ml che si prenderanno e 17 ml versati li paghera quarda caso NOI
-vi sarà un modesto effetto di riduzione dei costi in relazione ai parlamentari che “andranno in pensione” a 60 anni, pur avendo la possibilità di farlo, con le vecchie regole, a meno di 60;
-dal prossimo anno con il passaggio al sistema contributivo i contribuenti italiani dovranno sopportare un ulteriore onere di circa 25 milioni di euro all’anno, per la quota contributiva a carico del Parlamento (due terzi dei contributi).
Quindi perchè mai i nostri cari politici dovrebbero prendere due pensioni una appunto dal proprio ente previdenziale e una dallo stato? non sarebbe sufficiente che i contributi venissere versati all'ente appropriato e che come qualsiasi essere umano al raggiungimento dell'eta pensionabile gli si venga data "la pensione" e non "le pensioni"
forse come ha detto Mario Pepe (brrrr) "fare le leggi non è un lavoro normale" ammazza e che sarà mai, a giusto devono pensare pensare e ancora pensare forse come fotterci.
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