martedì 28 febbraio 2012

Finanziamento pubblico ai partiti

Finanziamento pubblico ai partiti

Il finanziamento pubblico ai partiti è introdotto dalla legge Piccoli n. 195 del 2 maggio 1974
Proposta da Flaminio Piccoli (DC), la norma viene approvata in soli 16 giorni con il consenso di tutti i partiti, ad eccezione del PLI.
La nuova norma si giustifica in base agli scandali Trabucchi del 1965 e petroli del 1973: il Parlamento intende rassicurare l'opinione pubblica che, attraverso il sostentamento diretto dello Stato, i partiti non avrebbero avuto bisogno di collusione e corruzione da parte dei grandi interessi economici. A bilanciare tale previsione, si introduce un divieto - per i partiti - di percepire finanziamenti da strutture pubbliche ed un obbligo (penalmente sanzionato) di pubblicità e di iscrizione a bilancio dei finanziamenti provenienti da privati, se superiori ad un modico ammontare.
Ciò risulta tuttavia smentito dagli scandali affiorati successivamente (tra cui i casi Lockheed e Sindona).
Nel settembre 1974 il PLI propone un referendum abrogativo sulla norma, ma non riesce a raccogliere le firme necessarie.
 Link Wikipedia 

venerdì 23 dicembre 2011

Redito minimo garantito


"Il reddito minimo garantito" proprio in questi giorni se ne parla in ITALIA nella persona del ministro Fornero la quale sostieneche

Basterebbero 8 miliardi per attuare la misura


Non si spiega altrimenti il ritardo su una misura che garantirebbe a più persone un reddito minimo. Secondo Fumagalli le attuali forme di sostegno al reddito in caso di perdita involontaria del posto di lavoro riescono infatti «a coprire meno del 25% delle persone che si trovano in questa situazione e quasi tutto il mondo del precariato ne è escluso».
UNA POLITICA DI ASSISTENZA AL REDDITO. Un limite a cui si aggiunge che in Italia manca qualsiasi distinzione tra politiche di previdenza e di assistenza al reddito. «Queste ultime dovrebbero essere invece finanziate con la fiscalità generale dello Stato anziché essere parzialmente coperte con il bilancio dell'Inps», osserva Fumagalli.
Inoltre molti hanno sempre rifiutato l'idea di elargire un reddito minimo garantito per una questione di cassa. Ma in realtà quanto costerebbe una misura di questo genere?
GARANTIRE IL MINIMO DI 600 EURO AL MESE. Nel numero uno della rivista Quaderni di San Precario gli economisti hanno fatto una stima secondo la quale arrivare a garantire a tutti i residenti in Italia un livello di reddito pari alla soglia di povertà relativa (che è di circa 600 euro al mese, con variazioni a secondo della regione), richiederebbe al massimo 25 miliardi di euro.
«La misura però», sottolinea Fumagalli, «sostituirebbe una serie di aiuti frazionati che già lo Stato stanzia per una cifra di circa 15 miliardi». Quindi facendo i conti, il costo netto sarebbe «di 7-8 miliardi di euro, una cifra abbastanza abbordabile».
 
La mia considerazione, mi sembra troppo bello per essere vero  finalmente un gesto che permeterebbe a qualsiasi individuo la libertà quindi mi sembra un grande gesto di civiltà. (specialmente pensado a quante risorse vengono sprecate o indirizzate solo su alcuni) 

Il reddito minimo garantito è una forma di sostegno economico alla persona, che consiste nell'erogazione di un reddito di valore unico nei confronti di tutti i cittadini di un paese, indipendentemente dal loro reddito da lavoro, patrimonio o status professionale. Il fine è quello di consentire a ciascuno di soddisfare i propri bisogni di base (quali mangiare, avere una casa, vestirsi ed acquisire determinati beni culturali di base) e permettere così agli individui di gestire la propria vita più liberamente.
Caratteristiche tipiche del reddito minimo garantito sono quelle di essere: 
inalienabile e incondizionato: al contrario, ad esempio, dell'indennità di disoccupazione, che è condizionata alla ricerca di un lavoro; 
cumulabile con un reddito da lavoro;
corrisposto alle persone fisiche e non alla famiglia, così da promuovere l'autonomia dell'elemento più debole della famiglia, anziché il benessere della famiglia intesa come entità indivisibile.
Sinonimi sono: reddito minimo, reddito di cittadinanza, reddito sociale garantito, reddito universale, reddito minimo di esistenza.
La situazione in Europa
In Europa, solo Italia e Grecia non hanno mai introdotto, finora, il reddito minimo garantito, nonostante le ripetute prese di posizione del Parlamento europeo a favore di provvedimenti analoghi. Ecco come funziona nei principali paesi.
Francia - Si chiama "Revenu minimum d'insertion" (Rmi) e consiste in un'integrazione del reddito di circa 425 euro mensili a persona di età minima 25 anni. Il contributo non è fisso, perché sale nel caso di coppie e figli a carico.

Germania - Si chiama "Arbeitslosengeld" e garantisce ai disoccupati, oltre ad un reddito minimo garantito mensile di 345 euro, anche le spese per l'affitto e il riscaldamento. È richiesta un'età compresa tra 16 e 65 anni.

Regno Unito - Si chiama "Income-based Jobseeker's Allowance" e garantisce un reddito mensile di 300 euro a tempo illimitato, con l'aggiunta di sussidi specifici  per i figli. È richiesta un'età minima di 18 anni e massimo dell'età pensionabile, di essere alla ricerca attiva di un lavoro, di essere disoccupati o lavorare mediamente per un massimo di 16 ore settimanali, variabile in base al reddito percepito.

Norvegia - Si chiama "Stonad til livsopphold" ed è la forma più radicale: una sorta di "reddito minimo di esistenza" di circa 500 euromensili, erogato senza particolari restrizioni e senza limiti di età.





venerdì 9 dicembre 2011

LO MALE DELLO MONNO


Leggetelo è importante bisognerebbe stare più attenti a chi ci pilota e governa
Spiegherà che cosè il "signoraggio"
Si usa dire che “il più grande inganno del diavolo sia stato far credere all’umanità che lui
non esiste” ed è proprio grazie a questa diabolica tecnica che il signoraggio è padrone del
mondo ma in maniera trasparente per tutti noi
Aggiungiamoci anche la riserva frazionaria
La riserva frazionaria è legale, come era legale possedere schiavi alcuni anni or sono. La
riserva frazionaria permette di prestare 5.000 quando hai solo 100 e di quei 100, nessuno è
tuo.

fhttp://www.signoraggio.com/volantini/volantino_fumetti.pdf

Guardatevi questo video e anche se sara difficile venirne fuori almeno sappiamo di cosa si tratta.
CHI CREA IL DENARO?
IN BASE A CHE COSA LO CREA?
COSE' IL DEBITO PUBBLICO?
CHI E' IL CREDITORE DI QUESTO DEBITO?
IL SIGNORAGGIO

Chiunque fra noi ha una responsabilità di una famiglia sa che ogni mese bisogna far quadrare i conti, distribuendo con saggezza e oculatezza le spese in modo da soddisfare le esigenze senza scialacquare troppo. A volte arrivano delle spese impreviste non fronteggiabili con la liquidità disponibile in cassa o, per altri motivi (acquisto di una casa, di una macchina, ecc.) si accetta di ricorrere allo strumento del prestito.
Ora, se una famiglia fosse così indebitata da dover destinare il 19 per cento del proprio bilancio mensile …al pagamento del debito? dite voi, e invece NO! al pagamento SOLTANTO DEGLI INTERESSI SUL DEBITO, cosa pensereste di questa famiglia? Cosa pensereste della gestione del denaro che si fa in questa famiglia? Sicuramente il minimo che si possa pensare è che non ci sia stata nessuna pianificazione, nessuna accortezza, ma molto più probabilmente si potrebbe intravvedere un comportamento criminale (del tipo: mi indebito fuori misura tanto so che non pagherò mai, pagheranno i miei eredi, e via dicendo).
Bene…. questa è la situazione dello stato italiano.
Ora domandiamoci: chi ci governa è un demente stupido che non sa fare i conti? A volte si ha la tentazione di pensarlo ma la stupidità non è una caratteristica di chi riesce ad arrivare a certe posizioni di potere.
Bene. Se scartiamo la stupidità o l’inadeguatezza cosa ci rimane? Vediamo se riesco a spiegarmi con un esempio.
Se nel bilancio di una famiglia si decide di aumentare la quota parte destinata all’abbellimento della casa, a rinnovare l’arredamento, questo non può che far contenti chi vende mobili. Se nel bilancio dello stato, da un anno all’altro, vengono aumentate alcune voci di spesa, nell’esatto momento in cui queste modifiche si vengono a sapere il valore di borsa delle aziende interessate sale perchè, giustamente, si ritiene che possano beneficiare delle aumentate spese dello stato in questo o quel settore.
Ragioniamo sul denaro come se fosse una merce. Se uno stato è molto indebitato, chi ne trae i massimi benefici? Ovvio – chi quei soldi li ha prestati e da quel prestito trae utile (interesse). Uno stato indebitato fa la felicità dei banchieri. E che male c’è? vediamo il denaro come una qualsiasi merce, e il gioco è fatto. E invece no. Il denaro non è ricchezza, è misura della ricchezza.
I Banchieri, si badi bene, diversamente da chi produce in altri settori (auto, elettrodomestici, arance, formaggi, vestiti) NON HANNO PRODOTTO ALCUNA RICCHEZZA EFFETTIVA. Sì perchè il denaro è uno strumento, utile finchè si vuole, ma che ha valore solo in quanto chi lo adotta e lo utilizza e lo riconosce come mezzo universalmente accettato e riconosciuto; in sè stesso non ha alcun valore, paragonabile alle collanine di plastica dei villaggi turistici.
Voi direte: ma le banche non creano denaro, semplicemente fanno un servizio utile alla comunità come l’olio che permette agli ingranaggi di un motore di girare.
Falso, per due motivi.
Il primo è che le banche centrali dei singoli stati una volta, e la BCE oggi, non sono a capitale pubblico ma privato, e creano denaro dal nulla PRESTANDOLO allo stato (signoraggio primario).
Il secondo è che, grazie al meccanismo della riserva frazionaria (=movimento molto più di quello che ho a disposizione tanto nessuna verrà mai a ritirare i soldi dal conto) la banca di fatto crea, ancora una volta dal nulla, di fatto una liquidità inesistente (signoraggio secondario).

Ascoltate da questo link

venerdì 2 dicembre 2011

Vitalizio !!!!!!

Il vitalizio dei nostri politici   (02.12.2011)
Attualmente sono in vigore tre differenti situazioni a seconda che un parlamentare sia stato eletto
prima del 1994,
prima del 2006,
dal 2006 in avanti.
In ciascun periodo sono cambiati gli importi conseguibili, il tempo necessario
anche un solo giorno per gli eletti fino al 1994,
2 anni e sei mesi per quelli entrati fino al 2006,
5 anni per gli eletti dal 2006,
l’anno di inizio del beneficio (60 anni fino al 2006, 65 anni dopo), la possibilità di anticipo in funzione del numero di anni da parlamentare (senza limiti per gli eletti fino al 1994, fino a 60 dopo).

Alcuni esempi di vitalizzi per i quali con le nuove misure (Monti) non cambierà nulla
Ilona Staller (al secolo Cicciolina) che ha compiuto 60 anni qualche giorno fa e da questo mese percepirà 3.108 euro (con le nuove regole avrebbe dovuto aspettare altri 5 anni).
Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92', è andato in pensione nel 2006 a 42 anni con 8.455 euro lordi al mese e continuerà a prenderli
Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio;
Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo;
Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese;
Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese;
Oliviero Diliberto, già segretario del Pdci, 52 anni; ricevono 6.203 euro al mese:
Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi da quando avevano 50 anni,
Stefano Boco (Verdi), 52 anni,
Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese
Carlo Leoni (SD), 53 anni,
Gloria Buffo (SD) 54 anni,  e tanti altri
Così gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), da 58 anni,e Willer Bordon, da 59 anni: entrambi con il massimo del vitalizio senatoriale di 9.604 euro.
Così come continueranno a percepire i vitalizi le vedove ( o i vedovi) degli ex parlamentari scomparsi

nuove regole con il passaggio al sistema contributivo
L’unica parte del provvedimento annunciato ieri, che colpisce tutti, è che da questo momento in avanti l’età di percezione è a 65 anni, riducibili fino a 60 in caso di più legislature
e poi .......
il fondo trattenuto al parlamentare ogni mese (circa 1000 euro). Dopo 5 anni verrebbero versati circa 60.000 euro, che permetterebbero a 65 anni di percepire un vitalizio di circa 500 euro mensili. Ma i parlamentari non si accontentano e pretendono lo stesso trattamento previsto per i precari (i contributi, pari a circa il 30% delle somme pagate vengo versati per un terzo dal dipendente e per due terzi dal datore di lavoro). Il Parlamento, di conseguenza, sarà chiamato d’ora in avanti a sostenere ogni mese e per ogni parlamentare un costo di circa 2.000 euro: ciò darà luogo alla erogazione di un vitalizio da parte dell’Inps, a partire dal compimenti dal 65° anno in poi di circa 1.500 euro mensili.
In conclusione e per riassumere, le nuove regole:
-non toccheranno il passato e gli ex parlamentari continueranno a percepire lo stesso assegno ed in futuro anche coloro che, essendo attualmente in carica, cesseranno dal mandato. Dunque per almeno 20 anni i cittadini italiani dovranno sborsare non meno di 200 milioni di euro all’anno; NON VA BENE
visto che la differenza tra 200 ml che si prenderanno e 17 ml versati li paghera quarda caso NOI
-vi sarà un modesto effetto di riduzione dei costi in relazione ai parlamentari che “andranno in pensione” a 60 anni, pur avendo la possibilità di farlo, con le vecchie regole, a meno di 60;
-dal prossimo anno con il passaggio al sistema contributivo i contribuenti italiani dovranno sopportare un ulteriore onere di circa 25 milioni di euro all’anno, per la quota contributiva a carico del Parlamento (due terzi dei contributi).

Quindi perchè mai i nostri cari politici dovrebbero prendere due pensioni una appunto dal proprio ente previdenziale e una dallo stato? non sarebbe sufficiente che i contributi venissere versati all'ente appropriato e che come qualsiasi essere umano al raggiungimento dell'eta pensionabile gli si venga data "la pensione" e non "le pensioni" 
forse come ha detto Mario Pepe (brrrr) "fare le leggi non è un lavoro normale" ammazza e che sarà mai, a giusto devono pensare pensare e ancora pensare forse come fotterci.
 

giovedì 17 novembre 2011

Evasione Fiscale

Nella scienza delle finanze il termine evasione fiscale indica tutti quei metodi volti a ridurre o eliminare il prelievo fiscale da parte dello Stato sul contribuente attraverso la violazione di specifiche norme fiscali da parte di quest'ultimo.

Tipicamente avviene attraverso operazioni di vendita effettuate senza emissione di fattura, ricevuta o scontrino fiscale (le cosiddette vendite "in nero") oppure attraverso false dichiarazioni dei redditi con conseguente mancata o errata dichiarazione fiscale e successivo mancato versamento dell'imposta realmente dovuta.
Fonte Wikipedia, link qui

Prima di parlare di evasione vorrei  porre l'attenzione su quante sono le tasse che gli italiani pagano?

Normalmente (prendondo per esempio una base imponibile di 1.000€) lo stato può chiederle in tre modi:
tramite il mio reddito e quindi con l'irpef,iva o qualche patrimoniale scoraggiando la mia voglia di lavorare, tramite il consumo influisce sulla mia scelta a parita di reddito risparmio o consumo freno la domanda di beni, se lo stato tassa il patrimonio e la base imponibile che meno mi scoraggia nelle scelte quotidiane che producono crescita. 


I trubuti
L'Imposta: viene applicata quando un soggetto produce reddito o detiene un bene e non  è legata alla richiesta di un servizio statale (IRAP, IRPEF, ICI, ecc.)
La tassa: si concretizza, a differenza della precedente, come pagamento per un servizio richiesto (occupazione di suolo pubblico, tassa sui rifiuti, ecc.).

Le imposte si differenziano in dirette e indirette
Dirette sono quelli che colpiscono direttamente la ricchezza, quando questa esiste già come un bene (es. il patrimonio) o quando viene prodotta con un servizio o una prestazione (il reddito)
Le imposte dirette non si trasferiscono, quindi non provocano una variazione dei prezzi dei prodotti o dei fattori, ovvero non vi è divario fra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatore

Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF)  
Il presupposto dell'imposta è il possesso di redditi, in denaro o in natura, rientranti in una delle seguenti categorie: redditi fondiari, redditi di capitale, redditi di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo, redditi di impresa, redditi diversi. È un'imposta progressiva, in quanto colpisce il reddito con aliquote che aumentano in relazione agli scaglioni di reddito, ed è di carattere personale, essendo dovuta, per i soggetti residenti sul territorio dello Stato, per tutti i redditi posseduti, anche se prodotti all'estero.
Imposta sul reddito delle società (IRES)
L'IRES è una imposta proporzionale e personale con aliquota del 27,50 % (fino al 2007 l'aliquota era il 33%)[1], avente come oggetto il reddito percepito da:
1.Società di capitali, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
‪2.‬Enti pubblici ed enti privati, diversi dalle società, nonché i trust, residenti nel territorio dello Stato che hanno, come oggetto esclusivo o principale, l'esercizio di attività commerciale;
‪
‪3.‬Società ed enti di qualsiasi tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato.
Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP)
è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446. Con la Finanziaria 2008 assume la natura di imposta propria della Regione e, nella sua applicazione più comune, colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria.È l'unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all'utile di esercizio. Il suo gettito finanzia il 40% della spesa sanitaria italiana (ottobre 2009)

Canone RAI
Il canone televisivo o canone RAI è un'imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire del servizio. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devoluti direttamente alla RAI
Imposta Comunale sugli Immobili (ICI)
non più dovuta sulla prima casa
L'Imposta comunale sugli immobili meglio nota con l'acronimo "ICI" è un tributo comunale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili della Repubblica Italiana.
L'ICI è un'imposta sul patrimonio immobiliare; non è progressiva come le imposte sul reddito, ma grava sul valore del fabbricato con una percentuale fissa decisa dal Comune con un'apposita delibera del Consiglio Comunale, da emanarsi entro il 31 dicembre di ogni anno con effetto per l'anno successivo


Sono indirette le imposte che colpiscono la ricchezza nel momento in cui viene trasferita (es. la vendita di un bene) o viene consumata (es. fruizione di un servizio o di una prestazione): le imposte indirette pertanto si trasferiscono da chi è tenuto a pagarle per legge ad altri soggetti. Tali imposte possono portare ad un divario tra prezzi netti per il produttore e prezzi pagati dal consumatore

Imposta di registro

Essa è dovuta innanzitutto al momento della registrazione di determinati atti giuridici presso l'Agenzia delle Entrate (prima dell'unificazione degli uffici fiscali la registrazione era effettuata presso l'Ufficio del Registro).
 Si presenta come tributo avente natura di tassa, quando è correlata all'erogazione di un servizio da parte della pubblica amministrazione, di imposta quando è determinata in proporzione al valore economico dell'atto o del negozio
Accisa
Per accisa si intende una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo, è un tributo indiretto che colpisce singole produzioni e singoli consumi. In Italia le accise più importanti sono quelle relative ai prodotti energetici,all'energia elettrica, agli alcolici e ai tabacchi. L'accisa è un'imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell'IVA che incide sul valore. L'accisa concorre a formare il valore dei prodotti, ciò vuol dire che l'IVA sui prodotti soggetti ad accisa grava anche sulla stessa accisa.
L'elenco completo comprende le seguenti accise per il carburante:
  • 0,1 centesimi di euro (1,90 lire) per la guerra di Abissinia del 1935;
  • 0,7 centesimi di euro (14 lire) per la crisi di Suez del 1956;
  • 0,5 centesimi di euro (10 lire) per il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,5 centesimi di euro (10 lire) per l'alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,5 centesimi di euro (10 lire) per il terremoto del Belice del 1968;
  • 5,1 centesimi di euro (99 lire) per il terremoto del Friuli del 1976;
  • 3,9 centesimi di euro (75 lire) per il terremoto dell'Irpinia del 1980;
  • 10,6 centesimi di euro (205 lire) per la missione in Libano del 1983;
  • 1,1 centesimi di euro (22 lire) per la missione in Bosnia del 1996;
  • 2,0 centesimi di euro (39 lire) per rinnovo contratto autoferrotranvieri 2004;
  • 0,5 centesimi di euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,71 a 0,55 centesimi di euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 4,0 centesimi di euro per far fronte all'emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011;
  • 0,89 centesimi di euro per far fronte all'Alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 8,2 centesimi di euro per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011.
A ciò si somma l'imposta di fabbricazione sui carburanti, per un totale finale di 70,42 centesimi di euro per la benzina e 59,32 per il diesel. Su queste accise viene applicata anche l'IVA al 21%, che grava per circa 15 centesimi di euro nel primo caso e 12 nel secondo. 
Inoltre, dal 1999, le Regioni hanno la facoltà di tassare i carburanti.
Al momento circa il 60% del prezzo al consumo della benzina è costituita da tasse e accise varie. Nel settore si parla di prezzo euro/lt per intendere il prezzo comprensivo delle accise e imposta assolta, si parla di prezzo euro/lt Siva per intendere assolte le accise ma non assolta l'IVA (Siva = Senza IVA), si parla infine di prezzo euro/lt SIF/Siva per intendere il prezzo del prodotto senza aver assolto le accise e l'imposta. 
Prodotto
(1.000 litri)
Prezzo
al consumo
AccisaIVATotale
Imposte
Prezzo
Netto
Sif/Siva
Benzina senza piombo1.673,50704,20290,44994,64678,86
Gasolio auto1.653,99593,20287,06880,26773,73
GPL auto740.39147,27128,50275,77464,62
Gasolio riscaldamento1.405,38403,21243,91647,12758,26
Prezzi medi convenzionali in euro per 1.000 litri (19 dicembre 2011)




Imposta ipotecaria
a seguito di atti di compravendita, donazione, successione, iscrizioni ipotecarie e costituzione di usufrutto o altri diritti, sono soggette alla imposta ipotecaria.
L'aliquota normale per l'imposta ipotecaria è il 2%.
 È del 3% l'imposta ipotecaria per le cessioni di fabbricati strumentali soggetti Iva, (dal 05-07-2006 DL.223, convertito da L.248 del 040806).
 È del 3% l'imposta ipotecaria per le cessioni di immobili in piani urbanistici particolareggiati, (articolo 1 comma 26 Legge 24 dicembre 2007, n. 244).
 È del 1% l'imposta ipotecaria per le rinnovazioni ipotecarie.
 È del 0,50% l'imposta ipotecaria per le cancellazioni ipotecarie.
 È in genere fissa (pari quindi alla fissa dell'imposta di registro) in presenza di agevolazioni o in casi particolari.

Imposta catastale
Le volture catastali, a seguito di atti di compravendita, donazione, successione sono soggette alla imposta catastale.
L'aliquota normale per l'imposta catastale è 1%.

Imposta di bollo 
è una imposta applicata alla produzione, richiesta o presentazione di determinati documenti
Questo decreto è composto da: una quarantina di articoli di legge.
Questa legge stabilisce se e quanto bisogna pagare di bollo negli atti, nei documenti, nelle denunce e nelle domande che si producono, si richiedono o si presentano a qualche ufficio o ente.
Per fare qualche es. riferendosi alla realtà quotidiana, questa legge stabilisce che a gennaio/2008:
La marca da bollo da applicare a una domanda, una denuncia, un ricorso o un certificato è di euro 14,62
La marca da bollo da applicare a una ricevuta senza IVA di importo superiore a 77,47 euro è di euro 1,81
L' imposta di bollo che il notaio applica a una compravendita immobiliare è di euro 230,00
L' imposta di bollo da applicare a una cambiale è il 12 per mille del suo importo

Imposta sulle pubblicità 
Nel sistema fiscale italiano, l'imposta comunale sulla pubblicità consta di una tariffa a metro quadro esposto, deliberata dal Comune nel rispetto dei limiti della sua classe di appartenenza (definita in base al numero di abitanti)


Imposta sulle successioni

Imposta sulle assicurazioni

Imposta sul valore aggiunto (IVA) 
L'imposta sul valore aggiunto, in acronimo IVA, è un'imposta che colpisce solo il valore aggiunto di ogni fase della produzione, scambio di beni e servizi. Attualmente è in vigore in sessantatré paesi.
Attraverso un sistema di detrazione e rivalsa (addebito), l'imposta grava completamente sul consumatore finale mentre per il soggetto passivo d'imposta (l'imprenditore e il professionista) rimane neutrale
L'IVA pertanto rappresenta un costo solamente per i soggetti che non possono esercitare il diritto alla detrazione e quindi, in generale, per i consumatori finali.

l'iva nelle ipotetiche spese di un normale cittadino
Automibile,                            1/5 durata media 5 anni    2.500,00 
vacanze,                                  800,00
beni non alimentari                 1342,00
beni alimentari,                       1342,00
divertimenti                            1000,00
vestiario                                   800,00
manutenzione casa                   500,00
telefono                                   500,00
riscaldamento                         1000,00
elettricità                                 500,00



giovedì 10 novembre 2011

La nostra politica


                                                                   Politica
Punti da tenere sotto controllo:

  1. Eliminanre una delle due camere e comporne una di circa 500 persone, (oggi da un minimo  di 945) ovviamente immagino che la nuova camera agisca con una maggioranza qualificata (2/3).
  2. Divieto di essere eletti per più di due mandati per la stessa carica
  3. Riduzione e cancellazione di numerosi privilegi  (FS, Aerei, Autostrada,Spettacoli (calcio teatro ecc.),  
  4. Diaria,  come qualsiasi lavoratore
  5. Rimborso spese al rapporto eletto ed elettori, cancellazione
  6. Assegno di fine mandato, cancellazione (o perlomeno solo se effettivamente si esce dal mondo politico appunto per far si che che si agevoli il politico ad rientrare nel mondo del lavoro)
  7. Assegno vitalizio (Cancellare, conteggiare la pensione come qualsiasi  cittadino)                                             
  8. Auto blu, Ridurli di gran lunga
  9. Contributi partiti e gionali , cancellazione                                                                       

Qui i costi della politica



Stipendi dei Deputati 
Indennità parlamentare è pari a 5.486,58 euro, al netto delle 
Ritenute previdenziali (€ 784,14) 
Assistenziali (€ 526,66) 
Quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 1.006,51) 
Ritenuta fiscale (€ 3.899,75).
Tot. Lordo  € 11.703,64   
Diaria:
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma e ammonta a 4.003,11 euro mensili
Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico. È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata
Rimborso per spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori:
A titolo di rimborso forfetario per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, al deputato è attribuita una somma mensile di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza. Ai deputati non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali a decorrere dal 1990.
Spese di trasporto e spese di viaggio:
I deputati usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all'aeroporto più vicino e tra l'aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3.323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. I deputati, qualora si rechino all'estero per ragioni di studio o connesse all'attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di 3.100,00 euro
Spese telefoniche:
I deputati dispongono di una somma annua di 3.098,74 euro
Assistenza sanitaria:
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 526,66 euro, destinata al sistema di assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.
Assegno di fine mandato:
Il deputato versa mensilmente, in un apposito fondo, una quota del 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 784,14 euro. Al termine del mandato parlamentare, il deputato riceve l'assegno di fine mandato, che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
80% di 11.703,64=9.362,91 x 5 anni Tot. legislatura = € 46.814,55  (Ho capito bene!!!)
Assegno vitalizio: 
Anche in questo caso, il deputato versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari a 1.006,51 euro - della propria indennità lorda.
Il deputato riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età diminuisce fino al 60° anno di età in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti

Riepilogo mensile
Ind. parlamentare        € 11.703,64
Diaria                         €   4.003,11
Rimborso                   €   4.190,00
Sp. Trasp.                  €   3.323,70 / 3    = 1107,90
Sp. Telef.                   €   3.098,74 / 12 =  258,23
Ass. Sanit.                 (praticamente con i 526 detratti dal lordo 11703)
Ass. fine mandato      46.814,55 / 60 = 780,24
Totale  € 22.043,12     NON VA BENE 

cmq i dati aggiornati li trovati qui
                                                      ---------------------------          

Stipendi dei Senatori
L'Indennità  è pari a 5.419,46 euro, al netto delle 
Ritenuta fiscali (€ 3.555,63) 
Quota contributiva per l'assegno vitalizio (€ 962,42)
Assegno di solidarietà  (€ 749,79) 
Assistenziali (€ 503,59) 
Nel caso di scelta reversibilità l'indennità scende a 5.178,86 euro
Tot. Lordo  € 11.190,89   

Diaria:
Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della stessa legge n. 1261 del 1965. La diaria ammonta a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 258,23 euro per ogni giorno di assenza del Senatore dalle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni qualificate e verifiche del numero legale. È considerato presente il Senatore che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata
Rimborso per spese inerenti i supporti per lo svolgimento del mandato parlamentare:
A titolo di rimborso forfettario per le spese sostenute per retribuire i propri collaboratori e per quelle necessarie a svolgere, anche nel collegio elettorale, il mandato parlamentare, al Senatore è attribuita una somma mensile di 4.678,36 euro, in parte (35% pari a 1.637,43 euro) erogata direttamente al Senatore medesimo ed in parte (65% pari a 3.040,93 euro) erogata al Gruppo parlamentare di appartenenza. Ai Senatori non è riconosciuto alcun rimborso per le spese postali

Spese di trasporto e spese di viaggio:
I Senatori usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza a Roma, è previsto un rimborso spese annuo pari a 13.293,60 euro, per il Senatore che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l'aeroporto o la stazione ferroviaria più vicina al luogo di residenza, ed a 15.979,18 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km. Per i Senatori residenti a Roma ed eletti in collegi del Comune di Roma, il rimborso è corrisposto nella misura di 6.646,80 euro. Ad ogni Senatore è corrisposta, a titolo di rimborso, una somma forfettaria annua di 3.100 euro, a fronte delle spese sostenute per viaggi internazionali di aggiornamento.

Spese telefoniche:
I Senatori dispongono di una somma annua di 4.150 euro per le spese telefoniche.

Assistenza sanitaria integrativa:
E' previsto il rimborso delle spese sanitarie ai Senatori (anche cessati dal mandato ovvero ai titolari di trattamento di reversibilità, nonché ai rispettivi familiari) iscritti al servizio di Assistenza Sanitaria Integrativa nei limiti dell'apposito Regolamento, approvato dal Consiglio di Presidenza. Gli iscritti versano un contributo commisurato alle competenze mensili lorde (4,5% per i Senatori in carica; 4,7% gli altri) e quote aggiuntive per i familiari.
Trattenuta per l'assegno di solidarietà (a fine mandato):
Il Senatore versa mensilmente, ad un apposito Fondo, una quota pari al 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari ora a 749,79 euro. Al termine del mandato parlamentare, il Senatore riceve l'assegno di solidarietà (anche denominato "di fine mandato"), che è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
80% di 11.190,89=8.952,71 x 5 anni Tot. legislatura = € 44.763,55  (Ho capito bene!!!)

Trattenuta per l'assegno vitalizio:
il Senatore versa mensilmente una quota - l'8,6 per cento, pari ora a 962,42 euro, più il 2,15 per cento, come quota aggiuntiva per la reversibilità, pari a 240,60 euro - della propria indennità lorda
il Senatore riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Il limite di età è ridotto al 60° anno ove siano state svolte più legislature
L'importo dell'assegno vitalizio varia da un minimo del 25 per cento ad un massimo dell'80 per cento dell'indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Riepilogo mensile
Indennità                    € 11.190,89
Diaria                         €   4.003,11
Rimborso                   €   4.678,36
Sp. Trasp.                  € 13.293,60 / 12   = 1107,80
Sp. Telef.                   €   4.150,00 / 12   =   345,83
Ass. Sanit.                
Ass. fine mandato      44.763,55 / 60 = 746,06
Totale  € 22.072,05    NON VA BENE  

cmq i dati aggiornati li trovati qui
                                                   
Che dire considerando che uno stipendio medio di un operaio è di circa € 1.300,00 mensile netti
 
                                -------------------------------------
              
Gli assessori regionali guadagnano tra gli 8.000,00€ e i 12.000,00€ netti al mese
Gli assessori provinciali guadagnano tra i 4.000,00€ e i 7.000,00€ netti al mese
I sindaci guadagnano tra i 2.000,00€ e i 4.000,00€ netti al mese
Gli Europarlamentari guadagnano circa 5.000,00€ al mese netti più le indennità di presenza giornaliera           ( 250,00€) più altri rimborsi spese. 

 e fin qui mi sembra semplice capire ed eventualmente intervinere ma... 
Dallo studio della segreteria della Uil 
"Sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente , di Politica. 1.032 parlamentari nazionali ed europei, ministri e sottosegretari; 1.366 presidenti, assessori e consiglieri regionali; 4.258 presidenti, assessori e consiglieri provinciali; 138.619 sindaci, assessori e consiglieri comunali. circa 145.000                                                                   
 A questi vanno aggiunti gli oltre 12 mila consiglieri circoscrizionali (8.845 nelle sole città capoluogo); 24mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli ATER e degli Enti Pubblici.                                                                                      Per il funzionamento degli Organi dello Stato centrale (presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Corte Costituzionale, Presidenza del Consiglio, Indirizzo politico dei Ministeri) secondo il Bilancio preventivo dello Stato, quest’anno i costi saranno di oltre 3,2 miliardi di euro (82 euro medi per contribuente).
Per gli Organi di Regioni, Province e Comuni (funzionamento Giunte e Consigli) i costi ammontano a 3,3 miliardi di euro (85 euro medi per contribuente).
Per il funzionamento della Presidenza della Repubblica, Camera dei Deputati, Senato della Repubblica e Corte Costituzionale, per il 2011, sono previste spese per quasi 2 miliardi di euro. ecc.
link dell'articolo completo qui                                                                                                                                                                                                                                                                   



AGGIORNAMENTO da fonte giornalistica

Il trucco degli onorevoli
"Stipendi come l'Ue"

L'imperativo degli onorevoli è chiudere in fretta la questione. L'ondata di antipolitica è evidente e i toni sono già troppo alti. Dunque tra pochi giorni gli uffici di presidenza di Camera e Senato ritoccheranno gli stipendi dei parlamentari. La parola d'ordine è «adeguamento», che non significa riduzione. Sì perché è passato il principio che i compensi degli onorevoli italiani debbano essere nella media degli altri Paesi dell'Unione europea. Sulla carta l'idea funziona. Ma andando a confrontare gli stipendi la musica cambia. Deputati e senatori italiani, infatti, guadagnano più o meno come i colleghi degli altri Paesi. La differenza è che in Francia, Germania o a Bruxelles tanti servizi sono pagati e gestiti dal Parlamento e non direttamente dagli onorevoli. Lo stipendio vero e proprio si chiama «indennità» e ammonta precisamente a 5.486,58 euro netti al mese. La cifra è la stessa anche negli altri Paesi dell'Ue: 5.677 netti al mese per i deputati francesi, 6.350 per gli inglesi, 7.668, ma lordi, per i tedeschi. Un parlamentare europeo gaudagna, invece, 6.083,91 euro netti al mese. Ciò che fa lievitare lo stipendio degli onorevoli nostrani fino a 12 mila euro (non considerate le indennità aggiuntive come quelle dei presidenti di Commissione, dei segretari d'Aula o dei questori) sono le altre dotazioni: 4 mila euro al mese (ora ridotti a 3.500) di diaria, che serve a coprire le spese di soggiorno a Roma e 4.190 euro al mese per il «Rapporto eletto-elettori», utilizzati per pagare gli eventi politici e la segreteria (uno o due assistenti). A questi soldi si aggiungono i 3 mila euro all'anno per le spese telefoniche e i rimborsi per i trasferimenti da e per l'aeroporto. I viaggi, ovviamente, sono gratis. Tutti. Ogni onorevole, infatti, ha una tessera «magica». Funziona più o meno così pure negli altri Paesi, anche se la gestione è centralizzata: sono i singoli Parlamenti a pagare assistenti, uffici e trasporti ai deputati. Un sistema più trasparente visto che spesso alla Camera e al Senato i «portaborse» ricevono un compenso bassissimo. Stessa storia per i soldi che i parlamentari dovrebbero spendere per le iniziative politiche nel loro collegio di elezione. I fondi arrivano puntuali ogni mese, anche se la legge elettorale ha cancellato da tempo i collegi e dunque il rapporto con gli elettori. Salvo poche eccezioni. L'indennità dei parlamentari è equiparata allo stipendio dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di Cassazione e prevede dodici mensilità. È leggermente più alta per i senatori (circa 200 euro al mese). Dal 2008 gli aumenti automatici sono bloccati. I deputati e i senatori hanno avuto finora un unico grandissimo vantaggio rispetto a quelli degli altri Paesi dell'Ue: il vitalizio. Il triplo rispetto a Francia, Germania e Gran Bretagna. Ancora di più rispetto ai parlamentari europei, a cui spetta una miseria. Invece in Italia è stato possibile andare in pensione anche a 50 anni con una sola legislatura alle spalle (5 anni) con 2.500 euro al mese. Fino a pochi anni fa andava ancora peggio: ci sono stati onorevoli che hanno ottenuto il vitalizio con un solo giorno di legislatura. Come vincere la lotteria. Ma le norme sono cambiate. Dal 1° gennaio 2012 anche i parlamentari passeranno al sistema contributivo, come tutti gli altri comuni mortali. Dunque gli attuali inquilini di Montecitorio e Palazzo Madama avranno un vitalizio leggermente inferiore (2.300 euro) mentre dalla prossima legislatura la pensione baby scomparirà. Dunque nei prossimi giorni gli onorevoli si «adegueranno» ai colleghi europei. Quindi, nella migliore delle ipotesi, rinunceranno a poche centinaia di euro al mese. Un trucco. Il provvedimento opportuno sarebbe piuttosto dimezzare il numero dei parlamentari o tagliare gli stipendi veramente, guadagnando di meno della media europea. Come succede a un operaio, a un professore o a un impiegato italiani. Categorie ben lontane dalla speranza di ottenere un «adeguamento» all'Ue.

Alberto Di Majo 
IL TEMPO.IT

13/12/2011



31/01/2012
Anocra oggi tutti ne parlano ma nessuno fà niente,
  • per tagliare il 50% dei parlamentari, 
  • per togliere i vitalizi, Leggi qui
  • per abolire il finanziamnto pubblico a partiti, Leggi qui
  • per abolire il finanziamento ai giornali, Leggi qui
  • per far si che ogni politico abbia la sua busta paga e basta senza fronzoli o rimborsi forfettari o addirittura rimborso per i compensi ai collaboratori e soprattutto basta al fatto che sono loro a decidere quando e quanto guadagnare, Leggi qui
  • per la non candidatura a più di 2 legislature,